Ornella Vanoni è morta a 91 anni nella sua casa di Milano, stroncata da un arresto cardiocircolatorio nella tarda serata di venerdì 21 novembre. Con lei scompare una delle interpreti più autorevoli, libere e innovative della canzone italiana: un’artista capace di attraversare oltre sei decenni di musica e spettacolo lasciando un’impronta irripetibile. «È una che ha tolto il sonno a molti italiani», disse una volta Giovanni Minoli. Ma Vanoni, con la sua voce unica e il suo stile inconfondibile, ha soprattutto regalato sogni.

Nata nel 1934 in una famiglia benestante, rivelò il proprio talento a teatro, accanto e accanto all’amore tormentato per Giorgio Strehler. «Abbiamo vissuto momenti bellissimi… poi mi sono stancata. E anche l’amore si è sgretolato», ricordò anni dopo. Il suo ingresso nella musica avvenne con le celebri canzoni della mala, moderne ballate sulla malavita che segnarono immediatamente la sua personalità artistica.

L’incontro con Gino Paoli nel 1960 aprì una nuova fase, personale e professionale: nacquero brani indimenticabili e una carriera sempre in bilico tra teatro, cinema e musica. La sua voce intensa ed elegante attirò i più grandi autori italiani, ma anche artisti internazionali come Vinícius de Moraes e Toquinho, con cui realizzò nel 1976 La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria, album di culto. Negli anni si avvicinò anche al jazz, mai abbandonato, collaborando con musicisti italiani e stranieri.

Vanoni è stata un modello di autenticità. «Ho superato tutto, ho superato anche la mia bravura», disse una volta. Parlava senza filtri della propria sensualità e della sua «propensione alla depressione», affrontando l’età con ironia: «Che differenza fa averne 70 o 100? Io continuo a guardare avanti». La sua musica – amore, vita, morte, leggerezza – è diventata parte della storia nazionale.

I suoi ultimi due concerti risalgono all’aprile 2024 agli Arcimboldi, un tributo della sua Milano. «La mia vita adesso è bellissima, mi sento molto amata», disse poco dopo. «La gente, dopo avermi conosciuta meglio, ha scoperto Ornella e dimenticato la Vanoni». Con la sua scomparsa, l’Italia perde una voce, un carattere, un’anima che resteranno vivi ancora a lungo.

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