
Millequattrocentoventisette canzoni registrate e pubblicate dall’inizio della carriera a oggi raccontano solo una parte dell’incredibile percorso musicale di Mina. Dietro una discografia così ampia esiste infatti un patrimonio ancora più vasto di registrazioni rimaste negli archivi, brani scelti, accantonati e poi riscoperti a distanza di anni. È da questo materiale che nasce “Dilettevoli inedite eccedenze”, il nuovo album presentato alla Triennale di Milano e in uscita il 9 ottobre per PDU. Il disco rappresenta il terzo capitolo del progetto attraverso cui la cantante torna a esplorare il proprio archivio, riportando alla luce registrazioni mai pubblicate. Massimiliano Pani ha spiegato che Mina non registra mai soltanto i brani destinati a un album, ma lavora su un numero più ampio di canzoni, scegliendo successivamente quelle che meglio si accordano all’idea complessiva del progetto. Le altre finiscono in un ideale cassetto, non perché siano meno belle, ma semplicemente perché in quel momento non trovano la collocazione giusta. Proprio da questi archivi sono emerse alcune registrazioni considerate particolarmente interessanti, comprese diverse incisioni realizzate appositamente per questo nuovo progetto. Il filo conduttore dell’album è ancora una volta la voce di Mina, capace di attraversare epoche, generi e linguaggi mantenendo intatta la propria forza interpretativa. Pani sottolinea così la capacità dell’artista di rimanere attuale nonostante l’assenza dalle scene dal vivo da 48 anni e dalla televisione da circa mezzo secolo. La sua presenza continua infatti a riaffiorare anche nella cultura contemporanea, persino attraverso fenomeni nati sui social e tra generazioni lontane dalla sua storia artistica. Come osservato da Vincenzo Trione, la scelta di Mina di sottrarsi alla comunicazione tradizionale ha contribuito a rendere ancora più forte il suo mito. “Dilettevoli inedite eccedenze” attraversa decenni di musica italiana e internazionale, senza seguire un unico genere o un tema preciso. Tra i brani compare “A costo di morire”, portato al successo da Fausto Leali nel 1980, mentre Pino Daniele è presente con “Yes I Know My Way” e con “Vento di passione”, registrato da Mina nel 2026. Particolarmente curiosa è “Canzone triste”, scritta da Roberto Lerici e Gianni Ferrio e legata all’ultima puntata di “Milleluci” del 1974, qui proposta in una diversa versione realizzata in studio. C’è poi “Carrettieri”, brano siciliano di Alfonso Gibilaro risalente al 1949 e inciso all’epoca anche da Beniamino Gigli. Non mancano “La mia serenata” di Jimmy Fontana, “Dans mon île” di Henri Salvador e “Vierno”, altra canzone dalla lunga storia. A chiudere il disco arriva una sorprendente “Eleanor Rigby” dei Beatles riletta in chiave flamenco, con elementi elettronici e una citazione di “Gipsy Woman” di Crystal Waters. Un finale volutamente audace, che Massimiliano Pani definisce un vero divertissement. Ed è proprio tra melodramma, sperimentazione e divertimento che si ritrova la cifra di un’artista capace, ancora una volta, di trasformare il proprio passato in musica nuova.
