
«Abbiamo bisogno di un po’ di carnevale, non possono esserci solo ceneri»: così Bono racconta il prossimo capitolo discografico degli U2.
Lo fa sulle pagine di Propaganda, la storica fanzine della band tornata in edizione digitale in occasione dell’uscita dell’EP Days of Ash.
Il progetto segna un ritorno simbolico nel Mercoledì delle Ceneri, quasi a voler trasformare un tempo di penitenza in un momento di riflessione artistica.
Ma il disco atteso per la fine dell’anno promette tutt’altro spirito.
«Sarà un carnevale», insiste il cantante, spiegando che le nuove canzoni avranno un’energia più luminosa e celebrativa.
Sono 25 i brani in lavorazione, molti dei quali lontani dalle atmosfere cupe dell’EP.
Days of Ash nasce come reazione alle ansie del presente, mentre l’album cercherà uno slancio più vitale.
In Yours Eternally, che vede la partecipazione di Ed Sheeran, il testo prende la forma di una lettera dal fronte ucraino.
L’ispirazione arriva dall’incontro con Taras Topolia, musicista diventato soldato dopo l’invasione russa.
Bono racconta di averlo contattato grazie al numero passatogli da Sheeran, senza immaginare che fosse impegnato in guerra.
American Obituary, invece, è dedicata a una giovane madre uccisa negli Stati Uniti e richiama nel ritmo una delle canzoni simbolo di Bob Dylan, It’s Alright Ma (I’m Only Bleeding).
Il brano affronta anche le tensioni legate all’ICE, evocando l’immagine di una forza sempre più militarizzata.
Per Bono la musica resta uno strumento per descrivere il mondo, anche a costo di disturbare qualcuno.
Parlando di politica, il cantante invoca un «centro radicale» capace di unire sensibilità opposte.
Non una terra di compromessi al ribasso, ma uno spazio di incontro tra tradizioni diverse.
In The Tears of Things lo sguardo si sposta in Italia, tra arte e memoria storica.
Il riferimento è al David di Michelangelo e alla visita di Adolf Hitler agli Uffizi insieme a Benito Mussolini nel 1938.
Un intreccio che diventa spunto per riflettere sui silenzi della storia e sulle responsabilità morali.
Bono non evita neppure il tema dell’Olocausto, invitando la Chiesa a riconoscere le proprie omissioni.
Song of the Future rende omaggio al coraggio delle studentesse iraniane scese in piazza dopo la morte di Mahsa Amini.
La figura di Sarina Esmailzadeh diventa simbolo di una generazione che chiede libertà.
One Life at a Time guarda invece alla Palestina e alla storia di un attivista ucciso in Cisgiordania.
L’EP si muove dunque tra Ucraina, Iran, Stati Uniti e Medio Oriente, intrecciando cronaca e coscienza civile.
Il futuro album, però, promette di trasformare le ceneri in colori, senza rinunciare alla complessità.
Per Bono la sfida è questa: raccontare il dolore del presente, ma ricordare che la musica può ancora essere un carnevale.
