Ventuno partecipazioni al Festival di Sanremo, due vittorie e una carriera che attraversa oltre mezzo secolo di musica italiana. Piero Cassano è una figura chiave della canzone d’autore e del pop nazionale, cofondatore dei Matia Bazar e autore di brani entrati nell’immaginario collettivo.

Con il gruppo genovese ha trionfato all’Festival di Sanremo nel 1978 con E dirsi ciao e nel 2002 con Messaggio d’amore, conquistando anche un terzo posto nel 2001. Eppure, tra tutte le canzoni portate all’Ariston, quella a cui è forse più legato è Quando nasce un amore, interpretata da Anna Oxa nel 1988.

«Il testo me lo portò Adelio Cogliati, già finito», racconta. «Mi sedetti al pianoforte e in venti minuti la musica era pronta». Un’intuizione immediata, poi rifinita e cucita su misura per la voce di Oxa, ma nata di getto, come spesso accade ai brani destinati a restare.

Il 23 febbraio, a Sanremo, Cassano riceverà un premio alla carriera per il suo lavoro “dietro le quinte”, riconoscimento a un percorso che lo ha visto scrivere e produrre per artisti come Eros Ramazzotti, con cui ha firmato i primi sette album, oltre a collaborazioni con Mina, Milva, Gianni Morandi e molti altri.

Tra i ricordi più sorprendenti riaffiora un episodio del 1979-1980, al festival di Viña del Mar in Cile. In prima fila c’era il dittatore Augusto Pinochet, immobile durante l’esibizione dei Matia Bazar. «Quando intonammo Solo tu, con il piede si mise a battere lievemente il tempo», ricorda Cassano. Un’immagine quasi surreale, che racconta la forza universale della musica.

Non manca un aneddoto legato a Fabrizio De André, che agli inizi aiutò economicamente il gruppo anticipando un pagamento e scongiurandone il fallimento. Un gesto di solidarietà tra artisti che segnò un momento difficile.

Negli anni Ottanta arrivò la scommessa Ramazzotti, culminata con Una storia importante e un percorso internazionale che continua ancora oggi. Per Cassano, è la prova che la canzone italiana, quando è autentica, può parlare al mondo.

Ai giovani artisti consiglia di non inseguire solo fama e immagine. «Oggi si cerca di farsi notare prima ancora che ascoltare», osserva, criticando una certa omologazione e l’eccesso di produzione digitale a scapito dell’ispirazione.

Rivendica invece un’idea di musica come emozione e ricerca del cuore, non del denaro. Tra le sue creature preferite cita Cavallo bianco e Messaggio d’amore, ma anche Pollon combinaguai, sigla cult cantata da Cristina D’Avena, che ancora oggi viene intonata da intere generazioni.

«Forse sarò ricordato anche per quella», dice sorridendo. E in fondo è proprio questo il filo rosso della sua storia: canzoni capaci di attraversare il tempo, di emozionare pubblici diversissimi e, perfino, di far battere il piede a un dittatore.

Di admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *