
Ace Frehley non c’è più. Il leggendario ex chitarrista dei Kiss, lo “Spaceman” che ha dato forma e suono a un’epoca del rock, è morto a 74 anni. Solo poche settimane fa sembrava una battuta d’arresto passeggera: «una piccola caduta», diceva il suo staff annunciando la cancellazione di un concerto e definendo la situazione sotto controllo. Poi la realtà ha preso un’altra piega. Il 6 ottobre un nuovo comunicato aveva riferito di «problemi di salute persistenti» e della decisione di sospendere tutte le date del 2025. Oggi la conferma della famiglia: «Siamo sconvolti e affranti… il ricordo di Ace continuerà a vivere per sempre».
La causa del decesso non è stata resa pubblica. Secondo TMZ, Frehley avrebbe subito un’emorragia cerebrale a seguito della caduta nel suo studio, e sarebbe stata la famiglia, davanti all’irreversibilità delle condizioni, a decidere per la sospensione del supporto vitale.
Nato nel Bronx, inizialmente diviso tra sport e musica, ha scelto la chitarra dopo un infortunio: «La chitarra viene prima d’ogni altra cosa». Il colpo di fulmine per il rock teatrale arrivò davanti a un concerto degli Who. Da lì, la strada verso la storia. Nel 1973 rispose a un annuncio sul Village Voice: così nacquero i Kiss.
Trucco argentato, look alieno, potenza scenica: Frehley fu tra gli artefici dell’immaginario esplosivo della band. «All’inizio il nostro make-up era come quello dei New York Dolls, ma non eravamo fisicamente come loro. Così puntammo su un look forte, nero e argento». A metà anni ’70 esplose il successo — e con esso gli eccessi. «C’era talmente tanta coca da impazzire», ricordava, tra dipendenze e caos creativo.
Nel 1978 realizzò il più acclamato dei quattro album solisti dei membri dei Kiss. Ma il circo della fama e le pressioni lo logorarono: lasciò nel 1982, tornò per reunion e tour iconici negli anni ’90, poi la separazione definitiva nel 2002. Da allora una carriera solida da solista, tra nuove uscite (Origins Vol. 4 era in lavorazione) e concerti dove non mancavano i classici Kiss.
Il capitolo finale si è chiuso a Providence, Rhode Island, poche settimane fa, con Rock and Roll All Nite. «La mia vita è stata un giro sulle montagne russe — diceva — ma sono sempre atterrato in piedi… con la chitarra in mano». Stavolta no. Ma quella chitarra continuerà a vibrare ogni volta che qualcuno accenderà un amplificatore e sognerà, come lui, di essere una stella fuori dal tempo.
