
Il settore della musica dal vivo in Italia torna a crescere con numeri da record dopo gli anni difficili della pandemia, ma continua a scontare criticità strutturali e disuguaglianze geografiche. È quanto emerso dal convegno “La Canzone Popolare Live. Dati e Prospettive”, promosso da AssoConcerti con il patrocinio del Ministero della Cultura, che si è tenuto oggi a Roma.
Secondo lo studio presentato, nel 2024 i concerti e i festival di musica popolare hanno generato un indotto di circa 4,5 miliardi di euro, confermando il live come una delle principali industrie culturali del Paese. «Non è solo intrattenimento – ha ricordato il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi – ma una forza economica che produce lavoro e ricadute su turismo, ristorazione e commercio».
I dati SIAE mostrano un comparto dominato da Pop, Rock e musica leggera, che rappresentano il 59% degli spettacoli dal vivo, con 39mila eventi e 24 milioni di spettatori per una spesa complessiva di 900 milioni di euro. Le imprese di AssoConcerti coprono il 58% del totale, con 1.840 concerti e oltre 8 milioni di biglietti venduti.
Milano si conferma capitale del live con 400 milioni di indotto, seguita da Roma (170 milioni, grazie anche ai concerti di Coldplay e David Gilmour). Ottimi risultati anche per i festival: Lucca Summer Festival (77 milioni), La Prima Estate di Camaiore (7,5 milioni) e i concerti di Gigi D’Alessio a Napoli (18 milioni).
Tuttavia, il presidente di AssoConcerti Bruno Sconocchia ha sottolineato i limiti del sistema: «Servono più infrastrutture moderne e una strategia industriale nazionale. Solo tre città – Milano, Torino e Bologna – dispongono di palazzetti oltre i 10mila posti, mentre Napoli ne è priva e Roma si ferma a 7mila». A pesare anche la forte stagionalità dei concerti, l’aumento dei costi e la burocrazia.
AssoConcerti chiede l’approvazione rapida del Codice dello Spettacolo, un fondo per sostenere le tournée italiane e investimenti nel Sud, oltre a un tavolo interministeriale per promuovere la musica italiana all’estero.
Per il presidente Agis, Francesco Giambrone, «la musica popolare è ancora penalizzata da un pregiudizio culturale: va sostenuta come tutte le altre arti». Solo lo 0,69% degli eventi supera i 10mila spettatori, ma genera il 44% degli incassi, segno di un mercato dominato da pochi grandi appuntamenti.
Sul tema è intervenuto anche il Parlamento, con i senatori Marcheschi, D’Elia, Pirondini e Musolino e il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone, che ha annunciato una proposta per la detrazione dei consumi culturali.
Infine, lo sguardo al futuro: l’intelligenza artificiale – è stato sottolineato – rappresenta una sfida ma anche un’opportunità per il live, che potrebbe trarne vantaggio senza perdere la sua componente umana e irripetibile. I dati del 2025, intanto, confermano il trend positivo.
