
Al Teatro Ariston di Sanremo è andata in scena l’edizione 2025 del Premio Tenco, tra applausi, musica di qualità e le consuete polemiche che da sempre accompagnano la rassegna dedicata alla canzone d’autore. Sul palco si sono alternati artisti di generazioni e stili diversi: i Baustelle, Anna Castiglia, Simone Cristicchi con Gnu Quartet, Ricky Gianco, La Niña, Moni Ovadia con Giovanna Famulari e Michele Gazich, Caroline Pagani e Omar Pedrini con Massimo Priviero.
Il momento più atteso è stato quello della consegna del Premio Tenco 2025 alla carriera ai Baustelle, “una band – si legge nella motivazione – che ha fondato la base culturale ed estetica di molta canzone d’autore degli ultimi vent’anni, capace di fondere timbriche rock in un racconto che ha saputo fotografare la società patinata e il disincanto di una generazione”.
“Venticinque anni cominciano a essere tanti – ha commentato Francesco Bianconi – ma il segreto è non pensarci troppo. Ogni fase della vita ti cambia lo sguardo sulla musica e su te stesso. Bisogna accettare il tempo che passa e continuare a fare quello che senti, senza compromessi, come abbiamo sempre fatto”.
La libertà artistica, sottolinea Bianconi, resta il tratto distintivo del gruppo: “Abbiamo sempre seguito un’idea nostra, anche quando non coincideva con quella del mercato. La coerenza, più che un limite, è una forma di rispetto per la musica”.
Rievocando gli inizi, il cantautore ha ricordato il suo legame con la scrittura: “Da ragazzo volevo fare lo scrittore o il giornalista, e da lì è nata la voglia di raccontare, di unire parola e melodia, racconto ed emozione”.
Bianconi ha poi riflettuto sull’eredità dei Baustelle: “Quando i giovani artisti mi dicono che si sono ispirati a noi, provo gratitudine ma anche responsabilità. All’inizio non c’erano modelli come il nostro: o facevi pop radiofonico o restavi nell’underground. Noi abbiamo cercato un ponte tra le due cose, portando profondità nel pop. Forse è questo il nostro contributo”.
Sul palco dell’Ariston, i Baustelle hanno infine proposto una suggestiva versione da camera di alcuni dei loro brani più amati, accompagnati da un quartetto d’archi: “Abbiamo scelto canzoni che rappresentano ciò che siamo oggi – ha concluso Bianconi – una sintesi del nostro linguaggio e della nostra storia”.
