Il Plastic ha chiuso. Una notizia che corre sottovoce, non ancora ufficializzata, ma confermata da fonti vicine al locale: il sipario è calato per sempre.
Un comunicato chiarirà presto le ragioni di questa decisione, ma l’emozione corre già forte tra chi, almeno una volta, ha vissuto una notte dietro quelle porte.

Il Plastic non era un semplice club. Era un luogo di culto, un crocevia di arte, musica e trasgressione. Fondato nel dicembre 1980 da Lucio Nisi, anima visionaria scomparsa nel 2019, e dal dj Nicola Guiducci, seppe trasformarsi in un mito capace di superare i confini della città. Nelle sue sale buie e scintillanti, Milano si specchiava nelle proprie contraddizioni. Qui le regole cadevano, l’identità si sperimentava, la libertà diventava ballo, moda e provocazione. Il Plastic era il cuore pulsante di una Milano che voleva sorprendere e sorprendersi.

Il club ha accolto artisti che hanno fatto la storia del costume mondiale: Freddie Mercury, Andy Warhol, Madonna, Elton John, Grace Jones, Keith Haring. Una galleria di nomi che da sola basterebbe a consacrare la leggenda. Ma a renderlo unico era anche la folla anonima e variopinta che, notte dopo notte, ne ha alimentato l’energia.

Dopo la chiusura della storica sede di viale Umbria nel 2012, il Plastic aveva trovato una nuova casa in via Gargano. Qui ha resistito per oltre dieci anni, fino all’ultima serata del 28 giugno, durante la settimana del Pride. Un finale coerente: il club che ha celebrato la diversità chiude sulle note dell’orgoglio.

Milano perde così un pezzo insostituibile della sua memoria culturale. Ma il mito del Plastic resterà vivo: un’icona che ha insegnato che la notte può essere molto più di un divertimento, può diventare storia.

Di admin

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