
Sessant’anni dopo la sua nascita, Nessuno mi può giudicare continua a essere una pietra miliare della musica italiana, e oggi riceve un riconoscimento di altissimo profilo. L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha infatti deciso di celebrare Caterina Caselli dedicandole una voce nell’Enciclopedia della Musica Contemporanea, appena pubblicata. Un omaggio che non riguarda solo una canzone, ma un’intera carriera capace di attraversare epoche e linguaggi diversi.
Era il 27 gennaio 1966 quando una giovanissima Caterina Caselli, appena ventenne, saliva per la prima volta sul palco del Festival di Sanremo. Nessuno mi può giudicare conquistò subito pubblico e critica, classificandosi al secondo posto e diventando in breve tempo un successo travolgente. A colpire non fu solo la forza del brano, ma anche l’immagine della cantante modenese, resa iconica dal celebre “Casco d’Oro”, l’acconciatura firmata dai parrucchieri milanesi Vergottini.
La canzone, inizialmente pensata per Adriano Celentano, ebbe una tale risonanza da trasformarsi rapidamente in un musicarello, genere molto popolare in quegli anni. Lo stesso destino toccò a Perdono, con cui la Caselli vinse il Festivalbar nel 1966, consolidando il suo ruolo di protagonista della scena musicale italiana.
Negli anni successivi arrivarono altri successi importanti, dal Cantagiro del 1968 con Il volto della vita fino a Insieme a te non ci sto più, scritto da Paolo Conte. Poi, a metà degli anni Settanta, la svolta decisiva: l’abbandono della carriera di cantante per dedicarsi all’attività di produttrice e talent scout.
Con le etichette Ascolto e poi Sugar, Caterina Caselli ha lanciato e accompagnato alcuni dei nomi più importanti della musica italiana, da Andrea Bocelli a Elisa, dai Negramaro a Malika Ayane. Un percorso straordinario, che trova oggi nella voce Treccani un riconoscimento simbolico e duraturo, a conferma di un’eredità artistica che va ben oltre una sola, indimenticabile canzone.
