
La pioggia che non cade mai è un titolo che sembra già una dichiarazione d’intenti. L’ultimo lavoro di Sergio Cammariere, in uscita il 28 novembre su tutte le piattaforme in digitale e vinile, nasce – come racconta lo stesso cantautore e pianista – «lentamente, come certe trasformazioni che avvengono senza accorgercene e che solo dopo capiamo essere state necessarie». Un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciare spazio all’interiorità.
A meno di tre anni dall’album precedente, Cammariere presenta un viaggio in tredici canzoni che attraversano amore, memoria, distanza e rinascita. Una sorta di storia sentimentale unica, fatta di relazioni interrotte e attese. «Il pianoforte è la mia casa, il centro da cui tutto parte», dice. Attorno, archi e timbri morbidi che accompagnano la voce «come pezzi di paesaggio», senza mai sovrastarla.
Nel disco convivono momenti intimi come Una lunga attesa e Certe storie ritornano, nati dal bisogno di dare un nome alla fragilità, e brani più luminosi come Un segreto d’amore o Qualcosa che ho lasciato dietro me, che cercano la parte leggera della vita. C’è anche Il fiume scende giù, ispirato a Gibran, metafora del viaggio dell’esistenza: «Un fiume che non ha paura di annegare nell’oceano», spiega Cammariere, confermando la sua capacità di fondere musica e poesia, anche grazie alla collaborazione con Roberto Kunstler.
Non mancano incursioni nel pop e perfino nel reggae-pop, come in Come una danza. «Non racconto storie straordinarie», precisa l’artista, «ma quelle che viviamo tutti: attesa, nostalgia, amore che cambia forma».
Per presentare il nuovo lavoro partirà un lungo tour di 35-40 date, dal 25 gennaio a Barletta, fino alle grandi città, con Roma il 5 maggio. «Oggi i dischi non si vendono più: i concerti sono l’unico vero incontro con il pubblico», osserva. «Sapere che 35mila persone hanno scelto di ascoltare la mia musica è la cosa che mi rende felice».
Intanto arriva il videoclip del brano che dà il titolo all’album, girato a Campo Imperatore da Stefano Schirato e Riccardo Alessandri: un alternarsi di paesaggi rigogliosi e terre aride, metafora del fragile rapporto tra uomo e natura. Nel disco suonano, tra gli altri, i batteristi Alfredo Golino e Amedeo Ariano, i contrabbassisti Ares Tavolazzi, Luca Bulgarelli e Alfredo Paixão, e musicisti come Giovanna Famulari, Daniele Tittarelli e Christian Mascetta.
