
Jimmy Cliff, uno dei padri del reggae e simbolo della cultura giamaicana insieme a Bob Marley, è morto a 81 anni. L’annuncio è arrivato dai social della moglie, Latifa Chambers, in un messaggio firmato anche dai figli Lilty e Aitken. L’artista si è spento «dopo una crisi convulsiva a cui è seguita una polmonite».
«È con profonda tristezza che vi comunico che mio marito, Jimmy Cliff, è venuto a mancare», ha scritto la moglie. «Sono grata alla famiglia, agli amici, agli artisti e ai colleghi che hanno condiviso il suo percorso con lui. I fan in tutto il mondo sappiano che il loro sostegno gli ha dato forza durante tutta la sua carriera». Chambers ha chiesto infine di rispettare la privacy della famiglia, aggiungendo che «ulteriori informazioni saranno condivise in un secondo momento».
Autore di brani che hanno segnato un’epoca – da Many Rivers to Cross a You Can Get It If You Really Want, da Wonderful World, Beautiful People a Reggae Night – Cliff ha trasformato la positività in una forma di resistenza culturale. Le sue celebri reinterpretazioni di I Can See Clearly Now e Wild World lo hanno reso un punto di riferimento trasversale, capace di unire generazioni diverse.
Prima ancora del successo internazionale, Cliff fu il rude boy che divenne un’icona grazie al film del 1972 The Harder They Come (Più duro è, più forte cade), opera che mostrò al mondo una Giamaica cruda, vibrante, autentica. Quel film aprì la strada al cinema dell’isola e contribuì a esportare la sua cultura ben oltre i confini caraibici.
Pioniere assoluto, fu tra i primi a portare la musica giamaicana all’estero, ricevendo – come Marley – l’Ordine al Merito della Giamaica per il suo contributo artistico e sociale. La sua influenza toccò anche il rock, con collaborazioni che spaziarono dai Rolling Stones a Tim Armstrong dei Rancid, fino a Bruce Springsteen, che rilanciò la sua Trapped nelle performance dal vivo.
Il primo ministro giamaicano Andrew Holness lo ha salutato come un gigante: «Ha raccontato la nostra storia con onestà e anima. La sua musica ha fatto sentire meglio la gente nei momenti difficili, ha ispirato generazioni e ha contribuito a plasmare il rispetto globale di cui gode oggi la cultura giamaicana». Un addio che lascia un vuoto enorme nella musica mondiale.
