
Bruce Springsteen entra nel dibattito sullo “ius soli” negli Stati Uniti, prestando la sua celebre “Born in the U.S.A.” per uno spot dell’”American Civil Liberties Union” (ACLU). L’iniziativa arriva in vista dell’udienza della Corte Suprema, fissata per il 1° aprile, sul caso Trump v. Barbara, che mette in discussione il XIV emendamento della Costituzione e la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano.
Il decreto presidenziale di Trump del gennaio 2025 vorrebbe limitare la cittadinanza ai figli di genitori legalmente residenti, ma la misura è stata bloccata dai tribunali distrettuali. Lo spot di 30 secondi utilizza la musica di Springsteen per raccontare storie quotidiane di americani di ogni razza, credo e origine, sottolineando il legame tra nascita e cittadinanza.
Anthony D. Romero, direttore dell’ACLU, spiega che la canzone è perfetta perché mescola patriottismo e critica sociale, raccontando la storia di un veterano del Vietnam trascurato dalla propria nazione. Il messaggio dello spot è chiaro: l’America si costruisce includendo chi nasce sul suo territorio, e la cittadinanza per nascita è parte della sua anima.
Springsteen e l’ACLU vogliono stimolare riflessione anche tra i sostenitori di Trump, ricordando che tutti coloro che nascono negli Stati Uniti sono americani, e che questo principio va difeso come fondamento della democrazia e della comunità nazionale. Lo spot celebra così la diversità e l’inclusione, trasformando la musica in un richiamo civico e morale per l’intera nazione.
