Si riaccende il dibattito attorno a “Lola”, celebre brano dei Kinks del 1970, dopo le dichiarazioni di Moby che lo ha definito «volgare e transfobico» in un’intervista al Guardian. La canzone racconta l’incontro, in un locale di Soho, tra un giovane inesperto e una figura ambigua, descritta come una persona che “cammina come una donna ma parla come un uomo”.

Le parole dell’artista americano hanno suscitato reazioni immediate, a partire da Dave Davies, chitarrista della band, che ha difeso con forza il significato del brano. Davies ha sottolineato come il pezzo non fosse nato con intenti offensivi, ma piuttosto come un racconto provocatorio per l’epoca, capace di affrontare temi allora considerati tabù.

A sostegno della sua posizione, ha citato anche la testimonianza della performer transgender Jayne County, che ha sempre considerato “Lola” un brano importante per la visibilità e l’apertura culturale. Già in passato anche Ray Davies aveva difeso la canzone, definendola un inno alla libertà e all’identità individuale.

La polemica riflette uno scontro tra sensibilità diverse, divise tra riletture contemporanee e contesto storico. Un confronto che dimostra come alcuni classici della musica continuino ancora oggi a far discutere.

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