Ed O’Brien risponde alla chiamata dopo una passeggiata serale nei dintorni della sua casa in Galles. Fuori è buio, il silenzio è profondo e l’aria è umida. Racconta di essere uscito mentre la luce svaniva sulle colline gallesi, un paesaggio che in questo periodo dell’anno è pieno di fango ma anche di vita. «È terra viva», dice con un tono calmo e riflessivo. Per lui quei luoghi hanno un potere quasi terapeutico, capace di rimettere in ordine pensieri e sentimenti.

A 57 anni, il chitarrista dei Radiohead parla con la stessa pacatezza che da decenni caratterizza il suo modo di fare musica. Membro fondatore della band, ha contribuito con chitarra e cori ad alcuni dei brani più iconici del gruppo. Eppure con Blue Morpho, il suo nuovo album solista in uscita il 22 maggio, O’Brien mostra un lato di sé molto più intimo e vulnerabile.

Il disco arriva dopo Earth del 2020, pubblicato con lo pseudonimo EOB, ma questa volta il progetto sembra avere un peso diverso. Blue Morpho appare come un lavoro più personale, quasi un vero debutto artistico. Le canzoni nascono da un periodo complesso della sua vita, segnato da dubbi, introspezione e da una profonda trasformazione emotiva.

O’Brien ha iniziato a lavorare all’album poco dopo l’uscita del suo primo disco solista, nei primi mesi della pandemia. In quel periodo si era trasferito con la famiglia in Galles. All’inizio tutto sembrava quasi positivo: la natura, il tempo rallentato, la sensazione di vivere una parentesi diversa dal solito ritmo della vita musicale. Ma quando l’anno successivo trascorse il secondo lockdown a Londra, qualcosa cambiò.

Quella fase della sua vita lui la definisce in modi diversi: a volte una crisi di mezza età, altre volte una “notte oscura dell’anima”, citando il mistico spagnolo Giovanni della Croce. Qualunque nome si voglia dare a quel periodo, per O’Brien è stato un momento molto difficile.

Il musicista racconta con grande sincerità di essere caduto in una depressione profonda. Per la prima volta nella sua vita è stato costretto a fermarsi davvero. Guardandosi indietro ha capito che per anni aveva riempito il tempo di impegni e lavoro per evitare di confrontarsi con alcune ombre del passato, soprattutto legate all’infanzia.

Il percorso di guarigione non è stato rapido. Ci sono voluti anni per superare l’insicurezza che spesso provava nei confronti della sua musica solista. Far parte di una band come i Radiohead significa inevitabilmente confrontarsi con standard artistici altissimi, e questo a volte lo aveva fatto dubitare del proprio valore.

Con Blue Morpho, però, qualcosa è cambiato. A un certo punto O’Brien ha smesso di fare paragoni e ha deciso semplicemente di seguire il processo creativo. Il risultato è un disco che lui stesso definisce onesto, e proprio questa autenticità è la cosa che lo rende più orgoglioso. Sorride mentre lo dice, con la serenità di chi ha attraversato un momento difficile e ne è uscito trasformato.

Oggi O’Brien guarda al futuro con una nuova prospettiva. Continua a scrivere musica e a esplorare nuove idee, convinto che il processo creativo sia qualcosa che lo accompagnerà per tutta la vita. «È una cosa che farò fino al giorno in cui morirò», dice con naturalezza, come se fosse la conclusione più semplice e inevitabile del suo viaggio artistico.

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