Il programma è ricchissimo e attraversa linguaggi e discipline diverse. Si va dalle esposizioni, tra cui quella dedicata alla nave Amerigo Vespucci, agli appuntamenti musicali ispirati ai suoni del mare, come il canto delle balene. Non mancheranno incontri con grandi protagonisti dello sport e dell’avventura, come la campionessa olimpica di windsurf Alessandra Sensini e il velista Giovanni Soldini.

Il festival nasce con l’obiettivo di celebrare il mare come risorsa insostituibile, ma anche come ambiente fragile. A ricordarlo è Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, partner scientifico dell’iniziativa, che sottolinea come “abbiamo un solo pianeta, un solo oceano, una sola salute”, concetto che dà anche il titolo alla mostra ospitata all’interno dell’Auditorium.

Testimonial dell’evento è Licia Colò, che invita a uno sforzo collettivo affinché la tutela del mare diventi una priorità condivisa, quasi una nuova moda culturale. Il sogno, spiegano gli organizzatori, è un futuro in cui non servano più aree marine protette perché il mare venga rispettato ovunque.

Tra i momenti più intensi spicca la serata di venerdì 13 febbraio con Nicola Piovani, che presenterà lo spettacolo L’Orchestra del Mare: un viaggio di ritorno. I proventi saranno destinati a finalità benefiche e legati al progetto del Violino del Mare, realizzato con il legno delle barche dei migranti di Lampedusa. Un’iniziativa dal forte valore simbolico e umano, che unisce musica, memoria e impegno civile, con la partecipazione dell’attore Alessio Boni.

Il dialogo con il pubblico continuerà anche nei giorni successivi con incontri letterari e culturali, da Björn Larsson a Elisabetta Dami, fino ai confronti su Mediterraneo, migrazioni e cambiamento climatico. Un festival che parla del mare a 360 gradi e che invita a guardarlo non solo come confine, ma come spazio comune da proteggere e abitare con maggiore consapevolezza.

Dall’11 al 15 febbraio l’Auditorium Parco della Musica di Roma diventa il cuore di un grande racconto dedicato al mare. Mostre, incontri, musica, sport, laboratori e convegni animeranno Un Solo Mare, il nuovo festival prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, che mette al centro l’ecosistema marino come patrimonio ambientale, economico e culturale da conoscere e difendere.

Il programma è ricchissimo e attraversa linguaggi e discipline diverse. Si va dalle esposizioni, tra cui quella dedicata alla nave Amerigo Vespucci, agli appuntamenti musicali ispirati ai suoni del mare, come il canto delle balene. Non mancheranno incontri con grandi protagonisti dello sport e dell’avventura, come la campionessa olimpica di windsurf Alessandra Sensini e il velista Giovanni Soldini.

Il festival nasce con l’obiettivo di celebrare il mare come risorsa insostituibile, ma anche come ambiente fragile. A ricordarlo è Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, partner scientifico dell’iniziativa, che sottolinea come “abbiamo un solo pianeta, un solo oceano, una sola salute”, concetto che dà anche il titolo alla mostra ospitata all’interno dell’Auditorium.

Testimonial dell’evento è Licia Colò, che invita a uno sforzo collettivo affinché la tutela del mare diventi una priorità condivisa, quasi una nuova moda culturale. Il sogno, spiegano gli organizzatori, è un futuro in cui non servano più aree marine protette perché il mare venga rispettato ovunque.

Tra i momenti più intensi spicca la serata di venerdì 13 febbraio con Nicola Piovani, che presenterà lo spettacolo L’Orchestra del Mare: un viaggio di ritorno. I proventi saranno destinati a finalità benefiche e legati al progetto del Violino del Mare, realizzato con il legno delle barche dei migranti di Lampedusa. Un’iniziativa dal forte valore simbolico e umano, che unisce musica, memoria e impegno civile, con la partecipazione dell’attore Alessio Boni.

Il dialogo con il pubblico continuerà anche nei giorni successivi con incontri letterari e culturali, da Björn Larsson a Elisabetta Dami, fino ai confronti su Mediterraneo, migrazioni e cambiamento climatico. Un festival che parla del mare a 360 gradi e che invita a guardarlo non solo come confine, ma come spazio comune da proteggere e abitare con maggiore consapevolezza.

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