Un ritorno a casa che diventa un racconto di musica, fragilità e appartenenza. Laura Pausini ha conquistato l’Unipol Arena di Casalecchio di Reno nella prima delle due serate consecutive del suo “Io Canto World Tour”, offrendo al pubblico quasi tre ore di concerto tra successi personali, omaggi e ricordi. Sul palco, la dimensione internazionale della cantante di Solarolo ha incontrato il legame profondo con la propria terra.
Trentatré anni dopo la vittoria tra le Nuove Proposte di Sanremo con “La solitudine”, Pausini ripercorre una carriera che l’ha portata sui palcoscenici di tutto il mondo. La tappa bolognese arriva dopo un viaggio attraverso Europa e Americhe, ma davanti al pubblico di casa lo spettacolo assume un significato particolarmente intimo
«Oggi voglio essere la vostra voce. Ho bisogno di cantare con voi», ha detto prima di aprire il concerto con “Io canto” e “Ritornare ad amare”. Accompagnata dalla band e da cinque coristi, tra immagini moderne e una scenografia dai tratti delicati, l’artista ha alternato energia e raccoglimento, lasciando spazio anche alle emozioni più personali.
Dopo “Come se non fosse mai stato amore”, il pensiero è tornato alle proprie radici. Pausini ha raccontato di aver cercato nella sua terra un rifugio ogni volta che si è sentita persa: «È in questa regione che ho imparato a reagire ai momenti bui e a trovare il coraggio di andare avanti». Parole che hanno dato al concerto il tono di una confidenza condivisa.
La serata ha poi cambiato ritmo con una parentesi latina tra “La mia banda suona il rock”, “Livin’ la Vida Loca”, “La isla bonita” e “Oye mi canto”, con la partecipazione del produttore cubano Richaelo. A seguire, brani come “Frasi a metà”, “Invece no”, “In assenza di te”, “Gente” e “Il tuo nome in maiuscolo” hanno riportato al centro la sua voce e il repertorio che accompagna da anni il pubblico.
Nella seconda parte, un medley ha reso omaggio alla musica italiana, passando da “Quanno chiove” di Pino Daniele a “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, fino a Vasco Rossi, Renato Zero e Umberto Tozzi. Un incontro tra canzoni e generazioni, dentro uno spettacolo in cui il ritorno alle origini è diventato il filo capace di tenere insieme il viaggio di una carriera.

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