Se c’è una cosa che “The Black Keys” sanno fare meglio di chiunque altro è trasformare una caduta rovinosa in un riff destinato a restare. Dan Auerbach e Patrick Carney, dopo un 2024 che molti avevano frettolosamente archiviato come “l’inizio della fine”, tornano nel 2026 con un’energia che non si sentiva dai tempi di El Camino.

L’annuncio del nuovo album, Peaches!, in uscita il 1° maggio, e del Peaches ’n Kream World Tour segna ufficialmente un cambio di rotta. Non solo un ritorno sulle scene, ma un ritorno alle origini: meno sovrastrutture, più chitarra, batteria e sudore. Il singolo apripista, “You Got To Lose”, è un garage-blues sporco e viscerale che richiama le atmosfere ruvide di Thickfreakness.

Per capire la rinascita bisogna però riavvolgere il nastro fino al 2024, l’anno nero. Nonostante la pubblicazione di Ohio Players, disco ricco di collaborazioni eccellenti, il duo si scontrò con la realtà di un’industria post-pandemica cambiata. Un tour nelle arene nordamericane fu cancellato per vendite deludenti e prezzi dei biglietti considerati eccessivi, mentre la rottura con il potente manager Irving Azoff rese pubblica una crisi già evidente.

Per far fronte alle perdite, la band accettò di esibirsi a un evento privato legato al mondo delle criptovalute, scelta che scatenò polemiche tra i fan storici. Carney, con la sua consueta franchezza, ammise che si trattò di una decisione necessaria: c’erano stipendi da pagare e una macchina organizzativa da tenere in piedi.

La vera svolta arrivò però lontano dai riflettori. Negli studi Easy Eye Sound di Nashville, Auerbach e Carney si chiusero “solo loro due in una stanza”, riscoprendo l’essenza primordiale del progetto. Nell’agosto 2025 uscì No Rain, No Flowers, un lavoro più intimo, influenzato dalle loro sessioni in vinile e impreziosito da collaborazioni con produttori come Rick Nowels e Scott Storch.

Il disco ricucì il rapporto con la fanbase grazie a un tour nei teatri e nei piccoli anfiteatri, tutti sold out. Senza effetti speciali né palchi monumentali, i “Black Keys” dimostrarono che la loro forza non è mai stata nelle dimensioni delle venue, ma nell’alchimia cruda tra chitarra e batteria.

Oggi, all’alba del 2026, la luce in fondo al tunnel non è più una metafora. È il riflesso di amplificatori riaccesi, di una band che ha attraversato la tempesta e ne è uscita più consapevole. E se “Peaches!” manterrà le promesse del primo singolo, il ritorno non sarà soltanto una rivincita: sarà una nuova dichiarazione d’identità.

Di admin

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