A tre anni da “Il giorno in cui ho smesso di pensare” e due dal progetto con Rkomi “No Stress”, Irama torna oggi, 17 ottobre, con “Antologia della vita e della morte”, un album che si presenta come un insieme di racconti, un percorso narrativo tra luce e ombra, tra il ricordo e la perdita.

«Il titolo è nato dopo», spiega l’artista, «ispirato anche alla mia ammirazione per De André e alla sua Antologia di Spoon River. Il disco racconta la vita e la morte come un dualismo eterno, che appartiene all’uomo».

Per Filippo Maria Fanti, questo nuovo lavoro è anche il frutto di un percorso personale segnato da esperienze di addio e memoria. «Non ho mai imparato davvero a lasciar andare», confessa. «Questo disco è stato un processo, un viaggio lungo e intimo».

Composto in tre anni, tra tour e Sanremo, l’album è frutto di una ricerca profonda: «Scrivere in movimento è difficile. Ho dovuto fermarmi, viaggiare, studiare. In un mercato che corre, prendersi tempo sembra una follia, ma per me è fondamentale».

Anticipato dai singoli “Ex” con Elodie, “Galassie”, “Lentamente” e “Tu no”, il disco include anche collaborazioni con Giorgia in “Buio” e Achille Lauro in “Arizona”. Ogni brano è una stanza di una casa ideale, simbolo di memoria e intimità: «La casa è il luogo dove i ricordi restano, dove basta un odore per rivedere la propria vita», racconta Irama.

Tra sonorità suonate, archi, pianoforti e influenze live, “Antologia della vita e della morte” rappresenta per l’artista una nuova maturità musicale. «Questo disco consolida la mia direzione», afferma. «È un sigillo. Mi sento sempre più vicino ai musicisti e alla dimensione del live».

Un’anticipazione di ciò che accadrà l’11 giugno 2026, quando Irama salirà per la prima volta sul palco di San Siro: «Spero sia uno show che le persone ricorderanno. È il modo più bello per condividere la mia musica».

Di admin

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