Sarà un “Nabucodonosor” imponente, spettacolare e profondamente contemporaneo quello che debutterà il prossimo 16 maggio al Teatro alla Scala di Milano. Un allestimento che porta la firma musicale di Riccardo Chailly, alla sua ultima opera come direttore musicale del teatro milanese, e che promette di trasformare il capolavoro giovanile di Giuseppe Verdi in una riflessione potente sui conflitti e sulle ambizioni del presente.

Chailly ha spiegato di non avere alcuna intenzione di guardare al passato con nostalgia. Al contrario, il suo approccio al primo Verdi è dichiaratamente moderno. “Guardo questa musica come se fosse Novecento”, ha raccontato durante la conferenza stampa di presentazione, sottolineando la volontà di leggere l’opera con uno sguardo contemporaneo, lontano da interpretazioni puramente tradizionali.

La produzione si annuncia come uno dei grandi eventi della stagione scaligera. Sul palco saliranno artisti di fama internazionale come Anna Netrebko nel ruolo di Abigaille, Luca Salsi nei panni di Nabucco, Michele Pertusi e Francesco Meli. Un cast da prima della Scala, accompagnato da scenografie monumentali e costumi firmati da Gary McCann.

Accanto a Chailly ci sarà il regista Alessandro Talevi, che ha lavorato al progetto per oltre due anni. Il nuovo allestimento sarà eseguito nell’edizione critica curata da Roger Parker e includerà anche un raro divertissement composto da Verdi per una ripresa dell’opera a Bruxelles nel 1848, riscoperto soltanto nel 2021 e mai rappresentato prima in forma scenica.

Proprio questo inserimento costituirà uno degli elementi più originali dello spettacolo. Talevi ha immaginato il divertissement come una sorta di spettacolo nello spettacolo, ispirato al mito di Semiramide, nel quale Anna Netrebko metterà in mostra anche le sue qualità di ballerina.

Ma al centro dell’opera restano soprattutto i temi universali del potere, della guerra e dell’ambizione politica. “Quest’opera ha bisogno di un pubblico che rifletta sull’oggi”, ha osservato Veronica Simeoni, interprete di Fenena, facendo riferimento ai conflitti che segnano il mondo contemporaneo, a partire dal Medio Oriente.

Secondo Chailly, “Nabucco” racconta la sete di potere e le conseguenze devastanti di un’autorità gestita male. Un tema che il regista ha inevitabilmente collegato anche alle figure politiche contemporanee, pur evitando riferimenti diretti per mantenere l’allestimento universale e senza tempo.

Le scenografie alterneranno richiami classici e architetture industriali, mentre il contrasto tra gli abiti sfarzosi dei babilonesi e le vesti coperte di polvere degli ebrei accentuerà il senso di divisione e tragedia.

Per Chailly, questo “Nabucco” rappresenta anche il punto di arrivo di un lungo percorso artistico dedicato a Verdi e al suo teatro, nel segno di una musica che continua ancora oggi a parlare al presente.

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