
A riaccendere i riflettori su una pratica a quanto pare sempre più diffusa nel mondo dello spettacolo è stato un articolo del “Fatto Quotidiano”, che ha portato alla luce il caso di Beyoncé: biglietti regalati, stadi mezzi vuoti eppure spacciati per trionfi planetari. Un fenomeno globale che tocca anche l’Italia e che ha suscitato reazioni accese, tra cui quelle del musicista Federico Zampaglione e del cantautore Antonello Venditti.
Dietro la favola del “tutto esaurito”
San Siro oggi può contenere 85.000 persone, ma ne bastano 45.000 per gridare al “sold out”. È la logica del “modulabile”: spazi chiusi, inquadrature selezionate, droni e fuochi d’artificio per mascherare la realtà. L’obiettivo non è più vendere davvero, ma costruire un’illusione di successo che regga su social e stampa.
Zampaglione: il tour come una sceneggiatura
Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino e regista, ha raccontato su Facebook la deriva del sistema attraverso una finta sceneggiatura: l’artista esordiente viene convinto dal manager a lanciarsi in un tour negli stadi per “dare un segnale forte”. Se i biglietti non si vendono, parte il piano B: inviti gratis, ticket a un euro, omaggi con la spesa, fan “arruolati” nei locali. Tutto per salvare l’apparenza. Ma il conto lo paga l’artista, che finisce schiacciato dai debiti e prigioniero di un sistema cinico e spietato.
La dittatura dell’apparenza
Oggi non è ammesso floppare. Il fallimento è una macchia che brucia sponsor, booking e immagine. Per questo si gonfiano numeri, si impacchettano finzioni. E molti artisti, giovani e inesperti, accettano di recitare la parte, consapevoli del bluff. Per ego, paura o pressione.
Il pubblico? Spettatore inconsapevole
I fan sono complici, spesso inconsapevoli. Oggi si va ai concerti per esserci, per mostrarsi, non per la musica. Il feed Instagram vale più dell’esperienza reale. Le emozioni sul palco sono studiate, provate, coreografate. Anche la spontaneità è diventata parte dello show.
Venditti: “Il sold out è una conquista”
Anche Antonello Venditti è intervenuto: “Un tempo il sold out era un traguardo, oggi è un requisito di partenza imposto dal sistema”. Il cantautore denuncia la fragilità dei giovani artisti lanciati dai talent e abbandonati in un mondo che li divora. “Ogni anno ne crei uno nuovo e ne sotterri un altro”, ha detto. E ha ricordato come la sua generazione fosse più unita e consapevole del valore reale della musica.
Conclusione: il trucco c’è, e si vede
Il fenomeno dei sold out pompati è ormai una pratica sistemica. Un gioco di specchi che coinvolge promoter, artisti, stampa e pubblico. Ma, come ogni bluff, rischia di crollare su se stesso. E lasciare macerie dietro l’illusione del successo.
