Il 22 aprile segna l’uscita di “Corale – voci sommerse, storie negate”, il primo disco inedito del progetto CURÚ, firmato dalle cantautrici Giana Guaiana e Bruna Perraro e patrocinato da Amnesty International Italia. Un album intenso e necessario, che raccoglie storie di donne, popoli e terre ferite, dando voce a chi troppo spesso viene messo a tacere. Il titolo “Corale” non è casuale: rappresenta un invito alla collettività, all’unione, alla condivisione di battaglie e memoria, contro ogni forma di individualismo e silenzio imposto.

Il progetto prende vita nel 2020 con “Donna chiama libertà”, ispirato alla vicenda della musicista curda Nûdem Durak, incarcerata per aver cantato nella sua lingua. Il brano ha dato avvio a una corrispondenza con la giovane detenuta, un modo per restituirle visibilità e speranza. Nel 2021, un’altra storia scuote le autrici: quella della giornalista iraniana Sepideh Gholian, condannata per aver documentato uno sciopero e per aver denunciato gli abusi subiti in carcere. Da qui nascono i brani “Una punta di rosso” e “Saluterò di nuovo il sole”.

Queste canzoni confluiscono nello spettacolo Donna Chiama Libertà, un concerto-reading dedicato a otto donne mediorientali. Canti, racconti e immagini si intrecciano in un’unica narrazione corale, che diventa ora disco. Corale è il naturale proseguimento di questo percorso: un concept album che unisce impegno civile e ricerca musicale.

Musicalmente, CURÚ nasce dall’incontro tra due mondi: dal tango al folk siciliano, passando per la musica classica e sudamericana. Questa fusione dà vita a un linguaggio nuovo, intimo e universale. Il singolo “Saluterò di nuovo il sole”, ispirato al libro Diari dal carcere di Gholian, è un inno alla resilienza femminile, all’amicizia e alla libertà.

Il videoclip alterna ambientazioni chiuse e spazi aperti, simbolo di prigionia e libertà. Le immagini delle due artiste si intrecciano con le parole dei diari di Sepideh, proiettate sui loro corpi e sugli sfondi scuri, mentre i colori e i gesti affettuosi raccontano complicità e resistenza. Il risultato è un’opera delicata e potente, che mette al centro la dignità delle storie negate.

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