Il “biopic” Michael, dedicato alla vita di Michael Jackson, ha fatto il suo ingresso nelle sale con risultati eccezionali, conquistando subito il botteghino mondiale. Il film ha infatti incassato 217 milioni di dollari al debutto globale, di cui ben 97 provenienti dagli Stati Uniti, stabilendo così il miglior esordio di sempre per un biopic musicale. Un risultato che gli ha permesso di superare titoli come Straight Outta Compton e Bohemian Rhapsody, anche se quest’ultimo resta ancora il punto di riferimento per gli incassi complessivi, arrivati a circa 900 milioni di dollari. Nel panorama cinematografico del 2026, Michael si colloca inoltre come secondo miglior debutto dell’anno, subito dopo The Super Mario Galaxy Movie.

A interpretare il celebre artista è Jaafar Jackson, suo nipote, una scelta che ha attirato grande attenzione e curiosità. La regia è affidata a Antoine Fuqua, che ha cercato di raccontare non solo il talento straordinario del Re del Pop, ma anche la complessità della sua figura.

Accanto al successo commerciale, però, non sono mancate le polemiche. Secondo quanto riportato da Variety, una parte significativa del film, in particolare il terzo atto, sarebbe stata modificata eliminando riferimenti alle accuse di abusi su minori. Questa scelta sarebbe legata a una clausola relativa alla vicenda giudiziaria che coinvolse Jordan Chandler nei primi anni ’90. Jackson raggiunse poi un accordo extragiudiziale con la famiglia nel 1994, mentre nel 2005 fu assolto nel processo relativo alle accuse di Gavin Arvizo.

Il dibattito si è riacceso anche in concomitanza con l’uscita del film, soprattutto dopo le dichiarazioni di James Safechuck, tra i protagonisti del documentario Leaving Neverland. Safechuck ha lanciato un messaggio forte, sottolineando come spesso gli accusatori vengano messi in ombra dalla continua celebrazione delle figure accusate.

Anche il regista del documentario, Dan Reed, ha criticato apertamente il film, accusandolo di ignorare completamente le accuse e alimentando ulteriormente la discussione pubblica. Dal canto suo, Fuqua ha difeso il progetto, dichiarandosi scettico su alcune testimonianze e suggerendo che, in certi casi, possano esserci interessi economici dietro le accuse. Le sue parole hanno provocato una dura replica di Reed, che ha ribadito come gli accusatori non abbiano mai ricevuto compensi.

Gli eredi di Michael Jackson, intanto, continuano a respingere ogni accusa, definendo il documentario una totale falsificazione. La vicenda dimostra quanto la figura dell’artista resti ancora oggi profondamente divisiva, sospesa tra il mito musicale e le controversie che ne hanno segnato la vita.

Nonostante tutto, il successo di Michael conferma il forte richiamo che i biopic musicali esercitano sul pubblico, soprattutto quando raccontano icone globali. Resta ora da capire se il film riuscirà a mantenere questi risultati nel tempo e ad avvicinarsi ai record complessivi raggiunti da Bohemian Rhapsody.

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