
Con l’arrivo di dicembre cresce la voglia di cantare. Sarà l’atmosfera delle feste o la magia dei brani natalizi – amati da molti, detestati da alcuni – ma una cosa è certa: cantare fa bene. Non solo all’umore, ma al corpo e alla mente. Lo conferma un ampio filone di studi raccontati dalla BBC, secondo cui il canto, soprattutto se praticato in gruppo, può rafforzare i legami sociali, migliorare la salute fisica e persino attenuare il dolore.
“Cantare è un atto cognitivo, fisico, emotivo e sociale”, spiega Alex Street, ricercatore del Cambridge Institute for Music Therapy Research, che studia l’effetto della musica nei processi di recupero da lesioni cerebrali. Non è un caso se perfetti sconosciuti, dopo un’ora di canto insieme, sviluppano un inaspettato senso di coesione: il coro crea connessione, fiducia e appartenenza.
I benefici non sono solo psicologici. Il canto migliora la capacità respiratoria e la funzionalità dei polmoni. In alcuni casi è stato utilizzato come supporto terapeutico per chi soffre di patologie respiratorie. Cantare modifica anche parametri misurabili come frequenza cardiaca e pressione sanguigna, contribuendo a rafforzare il sistema immunitario più di quanto faccia il semplice ascolto della musica.
Le ragioni sono diverse. Cantare attiva il nervo vago, coinvolto nella regolazione del benessere, e favorisce il rilascio di endorfine, sostanze legate al piacere e alla riduzione del dolore. Accende inoltre una vasta rete neuronale, stimolando aree cerebrali deputate al linguaggio, al movimento e alle emozioni. È, in altre parole, un potente antistress naturale.
Gli antropologi ipotizzano che il canto sia addirittura più antico del linguaggio: i nostri antenati lo usavano per imitare la natura, esprimere emozioni, rafforzare il gruppo. Non stupisce quindi che il canto accompagni i momenti fondamentali della vita, dalle ninne nanne ai riti funebri, fino all’apprendimento scolastico.
Cantare in gruppo amplifica i benefici. Per questo nelle scuole viene utilizzato per migliorare linguaggio, cooperazione e regolazione emotiva, mentre nei cori terapeutici aiuta pazienti con Parkinson, demenza, ictus o tumori, migliorando persino l’articolazione della parola.
Secondo Adam Lewis, esperto di fisioterapia respiratoria dell’Università di Southampton, il canto può essere paragonato a un esercizio fisico moderato, un po’ come camminare su un tapis roulant. E per gli anziani emergono crescenti evidenze sui possibili effetti cognitivi positivi, anche se serviranno studi a lungo termine.
“Il canto ha sempre connesso le comunità”, conclude Street. “È logico che da questa pratica così antica derivino benefici tanto profondi”. In fondo, basta una canzone – magari proprio in questo dicembre – per sentirsi meglio.
